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Da qui l'antico simbolo di Roma, una
lupa che allatta due bimbi.
La legenda narra che i due bambini crebbero con due caratteri diversi ed
un rapporto di affetto
e odio.Romolo, più intraprendente
era già considerato un leader nella sua tribù.
Un giorno i due si trovavano su un colle e Romolo, prendendo una grossa
pietra, nel posarla in
terra annunciò a Remo: "Su questa
pietra fonderò una città e si chiamerà Roma".
Remo lo schernì generando l'ira del fratello. Ripeté il suo proposito e
alle risa del fratello l'ira lo
accecò al punto da prendere un
bastone col quale trasse una linea per terra e sfidò Remo:
"tu non farai parte della mia città,
non dovrai mai attraversare questa linea, altrimenti ti ucciderò".
Remo, continuando a schernire il
fratello allungò il passo rispondendo alla sfida e traversò
la linea tracciata sul terreno.
Romolo, accecato dall'ira, prese una pietra e, come Caino con Abele,
colpì Remo uccidendolo.
Non bastò il rimorso a Romolo, il padre lo bandì dalla tribù e solo
pochi fedelissimi lo seguirono.
Fu così che come promesso al fratello, laddove lo stesso sangue di Remo
scorse, Romolo fondò la
città di Roma.
Quel lieve filo fra mito e storia si snoda da adesso in poi in una
civiltà che un giorno diventerà un
impero del quale ancora oggi
esistono i segni tangibili.
Un impero che sotto il regno di Traiano raggiungerà il milione e mezzo
di abitanti, un numero
che nessun'altra città raggiunse mai
se non a partire dal 19mo secolo.
Un impero che vedrà fasti di gloriose vittorie, conquiste, tradimenti,
la nascita di una nuova religione,
una architettura che ancora oggi
vediamo di fronte ai nostri occhi, ponti, piazze, o arene
come il Colosseo.
Come per tutto, anche l'Impero Romano vivrà il suo periodo buio e di
decadenza, ma Roma, oggi,
ci mostra ancora questo connubio fra
mito e storia, in un fascino che non finirà mai.
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